di Antonino Frattagli – Supervincitore – sezione prosa 2010

Ha coltivato la passione dello scrivere fin dall’infanzia e ora dopo la perdita della moglie ha deciso di ricominciare a scrivere. Partecipa al Concorso 50&Più per la seconda volta; nel 2009 ha ricevuto la Menzione speciale sia per la prosa che per la poesia. Vive a Valderice (TP).

Antonino Frattagli

Psico cronaca di un premio letterario a Levico

Quando arrivo a Levico le 14:00 sono passate da poco. La giornata è splendida. Col taxi costeggiamo il lago. Mi sembra di vedere i cigni e le folaghe che si cullano beati nell’acqua cheta. Già pregusto le passeggiate con carta e penna per dipingere a parole tanto mirabile scenario. Oltrepassiamo il Palalevico. Non faccio in tempo a distinguerlo, in via del lido, ma riesco a immaginarlo con i concorrenti in attesa, le loro tensioni. Tutti sfoggiano naturalezza e tranquillità ma, nel loro cuore, sperano di essere chiamati: “Con l’opera… farfalla d’oro a…”.
La macchina si ferma. Siamo arrivati. Rivedo l’Ariston con piacere. L’anno scorso ho trascorso delle belle giornate. L’albergo è carino, accogliente. II proprietario è una persona gentilissima e molto disponibile. A me, poi, piace il fatto che si mangi tutti allo stesso orario con il menù preordinato dal giorno precedente. Mi ricorda un viaggio fatto con mia moglie e i miei figli. Ci eravamo fermati a Chianciano nella pensione del signor Igino. All’ora di pranzo o di cena il signor Igino suonava il campanello ed entravamo tutti insieme. Che bello che era stato. L’anno scorso ho fatto amicizia con un collega, di Imperia mi sembra, chissà se lo rivedrò; è una persona a modo. Mi ha fatto leggere la sua poesia. Era un pochino confuso. Non è andato oltre la farfalla d’argento. A dire il vero nemmeno io. Chissà quest’anno però è difficile: l’importante è trascorrere quattro giorni sereno, tranquillo, per scaricare le tensioni del lavoro. La corsa verso il raggiungimento dei targets. I clienti che non pagano. L’azienda che sollecita per qualsiasi cosa…
Appena entrato nella hall trovo Maria Pia. Che piacere! Siamo stati nello stesso albergo a Sapri ed abbiamo fatto amicizia. C’è pure un signore che non conosco: dall’accento sembra campano. Si scambia qualche convenevole, ci si ripromette di incontrarci la sera, poi ognuno va nella sua camera. Finalmente posso rilassarmi. Mi spoglio e mi sdraio sul letto. Non accendo la tv. Voglio stare in silenzio. Voglio gustare la pace, la tranquillità, dopo otto ore di viaggio: l’auto, l’aereo, il treno, il taxi. Basta. Ora sto in santa pace. Dalla finestra la luce entra calda, avvolgente, quasi mi assopisco… squilla il telefonino! È la segretaria dell’amministratore del condominio che mi ricorda che è scaduta la rata. A Levico! Mentre mi assopisco! Mi rassegno, opto per una doccia ed esco.
Percorsa la stradina sulla destra, tra castagni e faggi, dopo un centinaio di metri, il lago si distende splendido. Il suo colore, tra il verde e il bleu riflette gli alberi che, tutt’intorno gli fanno da cornice e il cielo dolcemente azzurro illuminato dal sole che va verso il tramonto. Due cigni, sulla riva, raccolgono gli ultimi raggi di sole mentre le folaghe si rifugiano tra le canne, al riparo dall’imminente sera. Qualche coppia si attarda tra carezze e baci; dei ragazzi si rincorrono incuranti del loro amore. Percorro tutto il lungo lago sino al lido, prendo quindi la strada che porta al Palalevico e da lì, proseguendo, porta al paese. Entro al Palalevico, saluto Laura e ritiro gli editoriali con le mie opere, incontro qualcuno dei poeti che conosco; dei saluti cordiali, il piacere di rincontrarci, scambio di auguri, un caffè al bar e continuo la passeggiata sino a raggiungere il paese. È bella Levico, con le sue strade piene di verde, sulle ringhiere dei balconi uno sfavillio di fiori di tutti i colori. Anche la gente mi piace. Ha il viso sereno, quando passi accenna un sorriso, discreto, educato ma assai gradito. Arrivo su sino alla chiesa poi ridiscendo dalla strada delle terme e torno in albergo.
Con Maria Pia e Dante (è così che si chiama il poeta campano incontrato all’arrivo) decidiamo di sedere allo stesso tavolo. La cena scorre piacevolmente mentre ci si scambia opinioni sul concorso e su Levico. Dante è la prima volta che partecipa ed è incuriosito dalle affermazioni positive fatte da me e da Maria Pia sulla zona. Ci incamminiamo verso il Palalevico dove si svolgerà una serata da ballo a base di tanghi e mazurke.
Io non ho mai ballato e non ballo nemmeno in questa occasione. Si passa, comunque, una gradevole serata di musica.
Ho dormito come un ghiro. Tutta una tirata sino al mattino. Ne avevo proprio bisogno.
Scendo per la colazione. Accendo il telefonino e trovo un messaggio: qualcuno mi ha cercato ieri sera a mezzanotte. A mezzanotte??? Che può essere successo? Provo a chiamare il numero ma non è raggiungibile. Riproverò più tardi. Stamane la premiazione riguarda i vincitori delle farfalle e libellule d’oro dello scorso anno. Andiamo al Palalevico ma poi, con Dante, ci allontaniamo. Lo accompagno a vedere il lago e poi su al paese. Praticamente della premiazione non abbiamo visto quasi niente. Arriva una telefonata: è il numero di chi mi aveva cercato la notte precedente.
– Ciao, sono Antonio
– Ciao Antonio, dimmi tutto.
– Ti ho chiamato perchè ieri sera Zaira è scappata dal giardino e adesso è qui fuori, in mezzo alla strada.
– Miiiizzica! E adesso come faccio. Io sono a Levico, in Trentino!! Provo a telefonare a Danilo e lo faccio venire. Le chiavi del giardino sono sotto il vaso grosso. Vedi se, nel frattempo, puoi farla rientrare tu.
– Va bene. Ti faccio sapere.
– Ciao, grazie.
Zaira non è mai uscita da sola. Speriamo non finisca sotto qualche auto. Io cosa posso fare a duemila chilometri di distanza? L’ansia e la preoccupazione mi corrodono il cervello. Aspetto in fibrillazione una telefonata che mi tranquillizzi. Intanto telefono a Danilo: è a Palermo con Lidia, devono discutere una causa al tar. Al rientro passeranno da casa mia. Si è fatta ora di pranzo. Con Maria Pia e Dante ci accomodiamo al ristorante. Pensavo di prendere una bella insalatona, come antipasto, ma oggi non è prevista. Un gruppo di tedeschi festeggia la fine del viaggio. Per questo motivo pranzo speciale alla tedesca. Telefona Antonio e mi rassicura: Tutto a posto, ha riaccompagnato Zaira nel giardino. Meno male. Pranziamo allegramente e serenamente con crauti e würstell.
Nel tardo pomeriggio usciamo tutti e tre con l’intento di fare una passeggiata distensiva e prepararci psicologicamente alla premiazione di domani che vedrà me e Dante ricevere due farfalle d’argento cadauno. Entrambi abbiamo partecipato sia nella prosa che nella poesia. Chiacchieriamo e passeggiamo serenamente sino a quando mio figlio mi chiama per dirmi che Zaira è scappata nuovamente e che nella zona insiste un forte temporale che sta allagando la città. Se non fosse per questo verrebbe da pensare: Apriti cielo! Ma il cielo è già aperto abbastanza, non è il caso di stuzzicarlo oltre.
È la sera dell’alluvione di Messina. Anche la Sicilia occidentale è stata pesantemente colpita e Zaira ha scelto proprio quel giorno per fare questa bravata. Danilo è dovuto salire a Valderice sotto il temporale sia per cercare di aiutare lei sia per venire incontro al vicino che l’aveva ripresa e fatta entrare a casa sua. Un casino! Un susseguirsi di telefonate ed ansie per tutta la sera ed anche il giorno appresso. Le farfalle d’argento le ho ricevute col pensiero rivolto a casa. Non ho potuto gustarle come desideravo. Hanno cercato tutti di tamponare la falla creatasi nella rete di recinzione della villa ma Zaira è stata incontenibile; ha continuato a fuggire. Evidentemente i tuoni e i lampi che le hanno sempre fatto paura sommati alla mia mancanza l’hanno indotta nel panico. Impossibilitato ad intervenire vengo psicologicamente supportato dai miei amici ma la tensione è tanta. Mi metto a letto senza riuscire ad addormentarmi. Domani ci sarà l’assegnazione delle menzioni e delle farfalle d’oro. Vorrei gustare questo momento di emozione ma i due pensieri si inseguono, si sovrappongono, l’adrenalina è cresciuta ben oltre il sopportabile ed io non riesco a prendere sonno che alle tre del mattino.
II giorno della premiazione è arrivato. Prima di recarmi al Palalevico chiamo Danilo per sentire le ultime notizie. Mi dice che lui e Lidia hanno dormito a Valderice per evitare che Zaira stesse fuori di notte ma che, al mattino, fattala uscire per i bisognini, lei ha preso di nuovo la via della fuga. A questo punto decidiamo di lasciare che le cose vadano come devono andare. Possiamo solo sperare che non succeda niente e che rimanga nei paraggi per essere, poi, recuperata al mio ritorno. Spengo il telefonino e… al Palalevico.
II teatro è quasi pieno. Ci sediamo in seconda fila. Maria Pia nel mezzo e i due… candidati ai lati. Certo, mi piacerebbe essere chiamato anche una sola volta per provare l’emozione ed anche per ricevere una valutazione positiva alle mie opere ma, sento dire, che per la poesia ci sono stati alcune centinaia di partecipanti quindi… mi sembra quasi utopistico che possa accadere ma… mai dire mai! Vado a salutare il Presidente Giorgio Re. La manifestazione inizia col discorso dello stesso Presidente seguito dai giurati. Quindi il via alla premiazione. Si comincia con le menzioni speciali della prosa. Dopo alcuni premiati Paolo Notari dice: “Con l’opera: Zio Peppino…”.
L’adrenalina sale a mille, ma che dico, a duemila… a diecimila. Zio Peppino l’ho scritta io. Stringo il braccio di Maria Pia che, quando sente chiamare il mio nome, comincia a gridare: “Bravo! Bravo!”. Sono stato chiamato. Proprio io. Mi sembra un sogno. Vado a ricevere il premio, la foto, gli applausi… Percorro i pochi metri che separano il palco dal mio posto come in trance, mi risiedo felice e incredulo. Ora ci ho preso gusto. L’utopia è diventata realtà. Aspetto con ansia la premiazione delle poesie.
Con l’opera: Nella casa di riposo…”.
Non è possibile… ricevo la menzione speciale anche nella poesia. Elio Pecora e Renato Minore che si complimentano con me per il doppio successo. Spero non sia solo un sogno! No, non è un sogno. O meglio, è un sogno che è diventato realtà. Telefono a casa per dare la bella notizia: Lidia mi fa i complimenti e mi ricorda che lei mi ha sempre incoraggiato a scrivere. Elena mi dice che è salita a Valderice ed ha ritrovata e ricondotta a casa Zaira. Gianluca ha posto una doppia rete metallica per turare la falla e non farla più uscire… Finalmente!
La radio del taxi trasmette un brano di musica classica, il suono d’un pianoforte ed un violino mi accarezzano mentre guardo ancora rapito gli alberi che si rincorrono attorno al lago. Nella mente ripassano le immagini di Maria Pia, di Dante, il ristorante, le chiacchierate, le risate, le premiazioni… un cartello stradale indica la direzione: Trento. L’anno prossimo …