Pittori, scrittori, critici, uomini di cultura si sono avvicinati al nostro Concorso con curiosità, con semplicità, per capire un’iniziativa che intendeva dare riconoscimento a chi sapeva reagire alla noia, alla rassegnazione, alla solitudine. Queste sono state, negli anni, le loro testimonianze.

«Non tutti possono essere geniali, ma bisogna che tutti siano attraenti. Dobbiamo rimanere attraenti per catturare amore sempre, anche dopo i cinquant’anni».

Francesco Antonini - geriatra

«La pittura, la scultura, l’incisione, il disegno, si fanno ragione di vita, consapevolezza di qualità a noi sconosciute o appena accarezzate, distolti come eravamo da altri impegni che il vivere quotidiano imponeva alla nostra coscienza.  Ecco così che il “diletto” si trasforma in serena curiosità».

Vito Apuleo - critico d’arte

«A Levico ho vissuto la bella avventura concentrata in poche ore di incontri, entusiasmi, veri e propri ardori creativi.  Di fronte alle proprie cose, che esprimono il proprio mondo, la propria sensibilità, spesso si è come fanciulli: o estremamente sfacciati o estremamente riservati, timidi».

Ugo Attardi - scultore

«L’uomo comincia ad invecchiare quando impigrisce e si annoia. Occorre dunque fare una vita normale, partecipare alle iniziative della società, che cambia continuamente, e accettarla, non voltarsi indietro, deve leggere, viaggiare, conoscere, avvicinare gente».

Remo Brindisi - pittore

«Cosa posso dire a chi si avvicina alla pittura per appropriarsi di questa arte? Non so. Per me dipingere è come vedersi aprire una strada che scorre davanti a me all’infinito».

Domenico Cantatore - pittore

«Perché questo premio?  Per stimolare la creatività che si trova dapper­tutto e non è vero che con l’età si riducano gli interessi, che la mente si atrofizzi».

Alfredo Cattabiani - scrittore