FRANCESCO TARQUINI
docente di scrittura narrativa

5 CONSIGLI PER
“ASPIRANTI SCRITTORI”

  1. Leggere molto
  2. Non mettersi in cattedra
  3. Avere coraggio
  4. Imparare la tecnica e poi dimenticarla in fase di scrittura (non di revisione)
  5. Scrivere in modo costante

Francesco Tarquini è nato a Roma nel 1940. Dopo un’esperienza in campo editoriale, ha lavorato per trent’anni alla RAI, dedicandosi in modo prevalente all’editing di attività di sceneggiatura di progetti di fiction e alla loro realizzazione. Per alcuni anni ha tenuto in qualità di “esperto della materia” seminari di letteratura ispanoamericana presso l’Università di Roma.

Ha collaborato a riviste come “Lingua e Stile e Letterature d’America” oltre che al quotidiano “Il Manifesto”, con saggi e articoli su vari autori fra i quali Juan Carlos Onetti, Mario Vargas Llosa, Juan Gelman, Ricardo Guiraldes. Di Juan Carlos Onetti ha tradotto per Feltrinelli il romanzo Lasciamo che parli il vento. Organizza incontri letterari e conduce laboratori di scrittura. Nel 2003 ha pubblicato il libro di racconti Figure di spago (Manni) e nel 2011 ha curato Molestando i dèmoni, raccolta poetica di Daniel Samoilovich (Edizioni Fili d’Aquilone).

“L’ispirazione è come un diamante grezzo. Con l’approfondimento delle tecniche di scrittura, l’ispirazione può mostrarsi in tutto il suo splendore. Proprio come un diamante”.

Il laboratorio di scrittura narrativa si rivolge a chiunque ami scrivere: chiunque sia tentato e affascinato dal gesto del narrare, e desideri farlo con qualche strumento in più. La filosofia sottostante è che ognuno ha la propria voce, la propria ispirazione, che è come un diamante grezzo: c’è bisogno di approfondire la tecnica, affinché il diamante si possa mostrare in tutto il suo splendore.

Nella parte laboratoriale si scrive, si riscrive, si progetta e oltre ad apprendere le tecniche narrative il docente cercherà di tirare fuori quel “talento” che ognuno di noi possiede. Per questo gli incontri sono pensati per essere quanto dinamici e interattivi.

Ogni anno il docente sceglierà un tema che sarà il filo conduttore del laboratorio.

“C’è una specie di inchiostro nero che abbiamo in circolo, è fatto di tutte le cose da dire che non sono state dette. Qualche volta trova una strada per uscire, si attorciglia in un foglio, in una nota sul telefono, nel messaggio che stavamo scrivendo; ma più spesso resta aggrappato dentro e stringe un nodo, rimane nascosto in qualche organo vitale”.

È proprio per dare una forma alle cose senza nome che si prende parte a un laboratorio di prosa.

Ti interessa questo laboratorio?