Michela Fontana
L’allievo
Nata a Milano, vive ad Arona (No). Ex insegnante di diritto, ex membro della Consulta femminile di Arona, ex Giudice di Pace. Da sempre coltiva il piacere di scrivere per fissare ricordi, emozioni, affetti. Partecipa al Concorso 50&Più dal 1993: nel 2000 ha vinto la Farfalla d’oro per la prosa, nel 2011 ha ricevuto la Menzione speciale della giuria per la poesia e nel 2022 ha vinto la Farfalla d’oro.
Motivazione: L’ironia e, meglio ancora l’autoironia, sono il sale dei racconti umoristici. La trama di questo racconto è molto ben concepita e si accende ricreando l’antica attrazione tra allievo e insegnante. Però l’equivoco, il fraintendimento per una seduzione che non arriva è perfetto nel giocare in ambito tragicomico. E come spesso accade la protagonista non molla al primo insuccesso. Anzi, il ritorno alla considerazione del proprio corpo e del proprio fascino, fa sì che il personaggio si lanci di nuovo verso desideri sensuali e libertari.
“Professoressa!”. Essere apostrofata così da una voce stentorea nel bel mezzo della banca piena di gente mi procurò la stessa gioiosa emozione dell’adultero che, con passi felpati, si avvia camuffato dalla sua donna e subito è riconosciuto dal vicino di casa pettegolo.
La giornata era cominciata male perché, con poca baldanza, mi trovavo in banca per tentare di convincere con discrezione il cassiere pavido a concedermi questo mese un prelievo in rosso doppio dei soliti 50 euro. Questo mio ulteriore difetto di liquidità era dovuto alla decurtazione che il governo aveva compiuto sulla mia pensione di circa 1000 euro per conguaglio fiscale. Certo un ammanco di 100 euro era di per sé una cosa ridicola, ma in proporzione all’entrata…poteva apparire colpevolmente pericoloso.
Con l’animo del pensionato eternato in “Umberto D” guardai il signore grassoccio ed attempato, al di là del vetro, che mi aveva chiamata. “Ma come, non mi riconosce? Sono il suo ex allievo De Giuli… speravo che si congratulasse con me, perché sono diventato vicedirettore di questa filiale!”.
De Giuli…! La battaglia contro il rimbambimento senile, che mi faceva regolarmente scordare i cognomi, fu miracolosamente vinta e non perché il suddetto fosse stato uno dei miei allievi più brillanti, tutt’altro, eppure ricordavo quel ragazzetto informe, timidissimo, che alle interrogazioni balbettava, se lo guardavo troppo da vicino, con aria inquisitrice… De Giuli… che carriera!
Con molta amabilità abbandonò il suo scranno di vicedirettore per venirmi incontro, facendomi sentire una regina. “Posso esserle utile?” Dignità avrebbe richiesto che gli domandassi lumi per investimenti milionari…ma, pensavo, anche le regine possono essere decadute!
Al caffè, dove mi aveva invitata con eleganza, gli chiesi quanti anni avesse, perché coi conti non mi trovavo. “Cinquant’anni!” disse trionfante ed io pensai: “Dieci anni meno di me, non si direbbe”.
Per non entrare subito nel mio spinoso argomento, tergiversai, lasciandoci prendere entrambi dalla scia dei ricordi, gradevoli, perché ci riportavano indietro di oltre 30 anni.
“Ma sa che un po’, come tutti del resto, mi ero innamorato di lei, al punto che alle interrogazioni… così vicino ai suoi occhi, al suo profumo…andavo insieme e non riuscivo più a dire niente?!”.
Ah, ecco: non un allievo un po’ scemo, ma una “vampona” in incognito…ma va là…eppure quest’autunno al festival di Venezia, dove proiettavano il film di un altro mio allievo, un suo compagno, pure cinquantenne ma tuttora tombeur de femmes, lui tranquillamente mi aveva confessato una cosa del genere, anche più pesante, presenti pure i miei figli, più increduli che imbarazzati. Vediamo: quando questi benedetti allievi avevano 18 anni, io ne avevo 28, sposata da due, madre da un anno. Ero davvero bella? Ero certo oppressa dal complesso di essere cretina di fronte ad un marito onnisciente e a degli allievi turbolenti con cui faticavo a tenere la disciplina.
Tirato in lungo l’argomento ricordi oltre la decenza che vorrebbe i funzionari esemplarmente al lavoro, con uno slalom infelice affrontai il problema venale che mi stava a cuore, senza pietire, ma apparendo tutto salvo che una regina, seppure decaduta.
Grande risata del De Giuli…, ritornato improvvisamente più giovane e gradevole di quando aveva 18 anni! “Tutto qui? Ma non c’è problema!”. Menomale che mi risparmiò la pacca sulla spalla a titolo d’incoraggiamento! De Giuli…continuò: “Fossero questi i problemi!”. Per 45 minuti mi sciorinò la sua vita: sposato, separato con figli, ecc. Trionfante gli restituii il sorriso. “Tutto qui? Ma non c’è problema, sono separata anch’io.”.
“Eh, ma se sapesse il casino che sto vivendo! Ma perché non usciamo una sera a cena, che le racconto tutto…”.
Viva il senso del dovere bancario che, sia pure tardivamente, aveva posto fine al primo round!
Per la cena mi vestii con cura: non avevo certo idee battagliere con uno che aveva 10 anni meno di me, ma dimostrava invece la mia età…pelato e panciuto. Neppure avevo bisogno di vendermi per un favore di 100 miserabili euro, che qualunque impiegato pavido mi avrebbe concesso, sia pure a fatica e con mia umiliazione… il fatto è che mi sentivo lusingata, eccitata, leggera… Ero stata o no una bella donna e se lui, il De Giuli…, a differenza di me, mi aveva riconosciuta con tanto entusiasmo vuol dire che mi difendevo ancora….
Sicché, calze nere, abito attillato dopo due giorni di semi digiuno per poter entrare in un body di una taglia più piccola, con un elastico maledetto che mi segava l’inguine, parrucchiere eccessivamente costoso…. e via, pronta a giocare…!
Bastarono poche portate e qualche libagione perché il De Giuli…assumesse il tono confidenziale.
“Posso darti del tu? Sapessi il desiderio che avevo di parlare con te e così mi riesce più facile!”.
La mia limitata civetteria sotto l’aspetto fisico e la mia notevole presunzione di essere un’ottima conversatrice mi fecero pensare che “parlare” fosse proprio la vera finalità e non una scontata copertura mistificatrice.
Però 30 anni fa lui era innamorato di me… Suspense, attesa, sorrisi accattivanti, per continuare il gioco…chi l’avrebbe detto a 60 anni! Me ne sentivo la metà ed era una gran bella sensazione, elettrizzante, inedita…Poi sarei tornata seria e gli avrei dato la doccia fredda, buttando lì la mia età, come ostacolo insormontabile, insieme alle rughe che, come Cenerentola dopo mezzanotte,, avrebbero spezzato l’incantesimo, infatti, il trucco tiene poco e le sigarette peggiorano la pelle…
Si chinò verso di me e piano piano mi sussurrò: “Sono innamorato…”.
Mentre cercavo un contegno scoraggiante e serioso, che speravo dover riservare all’uscita successiva, approfittando del mio silenzio, esplose tutta la piena delle sue confidenze.
In sintesi: “Lei” aveva 30 anni e si trattava di un’amica di sua figlia, un po’ più giovane (la figlia, ovvio). Feci appena in tempo a balbettare, sotto i suoi occhi inquisitori: “Che strano, da giovane ti piacevano quelle più vecchie…”. Risposta implacabile, meritevole di evirazione dell’autore: “E’ normale che a 18, dieci anni in più non siano un ostacolo, ma poi quando s’invecchia…”.
Già, quando s’invecchia…dunque tra 50 e 60 non ci sono dieci anni, come tra 20 e 30, ma un abisso?! Anche quando 60 anni li ha l’uomo?
Era chiaro che al De Giuli, mente poco fulgida, ma luminosa carriera bancaria, questo discorso vetero-femminista non poteva importar di meno e così ripescai le mie grandi doti di conversatrice (tapina), per convincerlo che aveva trovato la confidente giusta.
Gli diedi saggi consigli misti ad incoraggiamenti così banali da provarne vergogna, ma il De Giuli era tutto ringalluzzito e mi riaccompagnò a casa, ringraziandomi per la bellissima serata.
Ovviamente non ho più saputo nulla, perché ho diradato le visite in banca. I 100 euro me li ha prestati un’amica carissima, splendida cinquantenne, con amante di 15 anni più giovane, che mi ha solo pregato, in cambio, di mettere un finale allegro e gratificante per le donne al mio solito racconto dell’otto marzo.
In effetti, l’epilogo di questa storia quasi vera potrebbe essere vario. C’è chi è birichino e spera, un po’ malvagio, che, di fronte alla giovane drammaticamente desiata, il trepidante De Giuli abbia un’irrimediabile défaillance; chi invece, saggio e moralista, si augura per il mio bene che io limiti la voglia di giocare e le spese, ma questo finale è così triste (oltre che improbabile, trattandosi di una mia storia) che se lo sa la mia amica…si fa subito rendere i soldi e così mi tocca tornare in banca, altra soluzione squallidissima.
C’è infine chi (e mi sembra il meglio), come me, ha dimenticato il De Giuli e si aspetta d’incontrare nei pressi della banca quel collega coetaneo, strapelato, geniale, senza mai una lira in tasca, che torni a proporre: “Che ne dici di prelevare un po’ in rosso e andare a Parigi in autostop?”.
Questa volta, giuro che dico di sì e me ne parto in jeans, senza neanche andare dal parrucchiere, libera e incosciente come a 20 anni.
