Paola Parodi
Simbiosi
Diplomata Istituto Magistrale, da sempre casalinga ha scoperto recentemente la passione per la scrittura. Partecipa al Concorso 50&Più per la seconda volta. Vive a Montaldo Scarampi (At).
Motivazione: I nostri cari animali domestici sono parte della famiglia e preziosa compagnia scaccia tristezza. Sono anche loro una sorgente di storie da raccontare. La letteratura è piuttosto ricca di grandi racconti e romanzi con animali protagonisti. E i cani hanno un ruolo molto importante. Qui il punto di vista è proprio quello di una cagnolina. La sensibilità canina è ritratta benissimo in ogni porzione di una giornata tipo. Le sue osservazioni, i suoi desideri, i suoi bisogni di contatto con la padrona scorrono in modo molto accurato e verosimile, con un’ottima capacità di immedesimazione.
La luce filtra dalle persiane ancora chiuse e io sto aspettando quel trillo ripetuto che dà inizio alla giornata. Lei si alza, mi saluta “Ciao piccola” e mi accarezza come al solito. Ho un impellente bisogno da soddisfare ma sul pavimento non si può, lei non gradirebbe. Ricordo quando da cucciola mi sgridava e mi diceva “No, in casa no”. Mi apre la porta e io schizzo fuori, che vantaggio vivere in campagna, lei non mi mette il guinzaglio, raggiungo l’erbetta fresca e… poi torno indietro correndo festosa, c’è la pappa che mi aspetta. Quel tintinnio di crocchette che cadono nella ciotola mi manda in visibilio, in pochi secondi le faccio fuori. Anche lei adesso fa la sua pappa, io sfodero la mia arma infallibile: occhi languidi e supplicanti. Lei mi allunga un biscotto dei suoi, mi lecco i baffi.
È l’ora della passeggiata, fra i vigneti che ci circondano annuso freneticamente il percorso, le tracce lasciate dai miei simili o dagli animali selvatici che popolano la notte sono per me come le ultime notizie sui quotidiani, ogni mattina c’è una novità. Rientriamo, lei si prepara, si cambia d’abito, prende la borsa e mi dice “Vado a fare la spesa, tu stai brava e aspettami, faccio presto”. Io non so cosa vuol dire “presto”, ho solo imparato che, quando rimango da sola, lei mi manca terribilmente, il tempo non passa mai e tendo le orecchie a ogni minimo rumore sperando nel suo arrivo. Ora non mi sbaglio, è proprio lei, riconosco il motore della nostra macchina, ecco le chiavi nella toppa, entra. Le dimostro tutta la mia felicità scodinzolando come una pazza e facendomi piccola piccola agito tutto il mio corpo, prendo l’asinello di pezza e glielo porto per giocare un po’, sbadiglio, finalmente mi rilasso. Anche lei mi dimostra la contentezza nel ritrovarmi, mi accarezza, mi abbraccia, mi dice “Hai visto ho fatto presto, brava ti meriti un premio” e prende dal barattolo dei “premi” un succulento bastoncino. Oggi lei è di buonumore, in realtà lo è quasi sempre, a volte però, chissà per quali suoi problemi, è nervosa e scarica su di me la sua tensione. Mi rimprovera per un nonnulla, che colpa ne ho se mi piace strofinarmi su qualche piccola carcassa per ricoprire il mio odore, in fondo faccio il cane, è nella mia natura mimetizzarmi per sfuggire ad eventuali predatori; discendo dal lupo. Lei invece va su tutte le furie e mi manda subito in toelettatura. Abbasso le orecchie, il bagno non mi piace; ognuno ha le sue debolezze. Finalmente si mette ai fornelli per preparare il suo pranzo. Io, dalla mia “cucciona”, la spio. Non ci sono più segreti per me, riconosco al volo i diversi suoni e odori della cucina e so associarli alle cose buone che lei mi concede. Aspetto il momento opportuno per farmi sotto, ora sta sbucciando le carote, eccomi, ce n’è un pezzo anche per me, poi grattugia il parmigiano, ne vado matta, mi viene l’acquolina in bocca, mi precipito, lei si intenerisce e me ne rifila un bocconcino. Ci siamo capite subito fin dal principio, anzi l’ho capita io per prima, è stato facile individuare i suoi punti deboli sui quali fare leva. Lei non sa resistere ai miei sguardi, alle mie zampate affettuose, al mio muso appoggiato sulla sua gamba mentre seduta al tavolo sta mangiando, alla mia coda scodinzolante che le parla. Si raddolcisce sempre e mi vizia tanto.
È pomeriggio, prende il guinzaglio, mi mette la pettorina e mi fa salire in macchina. Io sono felice, mi porterà su quel grande prato verde per dare libero sfogo a tutta la mia energia rincorrendo la pallina, riportandogliela e andandola di nuovo a riprendere infinite volte senza stancarmi mai. Durante il tragitto però non riconosco quella curva, quel sobbalzo, quel rettilineo, e no, questa strada non porta al prato ma a quell’orribile luogo dove si respira odore di disinfettante e di feromoni lasciati da altri miei consimili prima di me. Arriviamo, mi fa scendere e mi conduce verso la porta, ma io tiro indietro, non voglio entrare, mi ricordo di quando là dentro mi hanno tolto la possibilità di avere cuccioli. Così decise lei. La mia dottoressa mi blandisce con un biscottino, “Vieni non ti faccio male, è solo una punturina per la vaccinazione annuale”. Io rifiuto anche il biscottino, ho tanta paura e punto le zampe, ma alla fine la vince lei ed entriamo. La faccenda si risolve in breve tempo e quando la porta si riapre io con i miei 30 chili di peso trascino via il mio capo branco rischiando di farla cadere rovinosamente. Questo posto non lo sopporto proprio!
In macchina riprendo il mio buonumore e quando arriviamo a casa mi basta una breve passeggiata per tornare la guascona di sempre. È già l’ora della mia pappa e intono l’abbaio più appropriato per ricordarglielo. A cena si ripete il solito rituale con i bocconcini prelibati che scivolano nella mia bocca, è veramente deliziosa questa mia umana! Viviamo in simbiosi. Adesso lei si mette comoda sul divano per leggere un libro e io conquisto il posto vuoto vicino. Questa è la parte più piacevole della giornata, lei passa teneramente le sue dita fra il mio morbido pelo, mi strapazza le orecchie, mi fa naso naso sul mio tartufo umido, la lascio fare. Mi piacciono tanto le coccole e penso che anche a lei piacciano, è così felice mentre me le fa. Quando le pieghe del mio muso e i miei occhi sfavillanti assumono l’espressione dell’allegrezza, lei mi dice: “Come sei buffa, sembra che tu rida veramente”. Ma io sorrido per davvero, perché sono beata e contenta di averla come mamma. Siamo proprio fatte una per l’altra, io, bambina mai cresciuta, senza di lei non potrei vivere, mi accudisce e comprende tutte le mie necessità, e lei senza di me non avrebbe quell’amore puro e sincero che solo io so darle.
